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A cinque anni da "Crescete & prostituitevi" esce oggi in libreria l'ultimo pamphlet di Oliviero Beha "Dopo di Lui il diluvio" (Chiarelettere) dedicato alla radiografia dell'Italia in cui Berlusconi è agli sgoccioli. Ma dopo di lui verrà il diluvio perché attualmente il Caimano riempie la voragine al centro del Paese che si vedrà in tutta la sua ampiezza quando non ci sarà più lui a coprirla nascondendola. 

La scheda del libro
In anteprima per gli amici di Italiopoli, pubblichiamo la premessa al libro:

CINQUE ANNI DOPO

Fine corsa, si scende. Siamo arrivati alla stazione di Weimar, Italia. Si sta fermando il treno superveloce, la Freccia Rossa o Azzurra secondo le politiche cromatiche circostanti o più esattamente la Freccia Rotta del Paese, dopo cinque anni di Alta Velocità verso il peggio, in un’accelerazione che «non fa prigionieri» come diceva un eponimo di questo precipizio, Cesare Previti, tanti anni fa... E invece soltanto cinque anni fa, precisamente nel giugno del 2005, scrissi per i tipi della Bur, Rizzoli, un rapido pamphlet intitolato "Crescete & prostituitevi". Già il titolo era tutto un programma. Il sottotitolo era ancora più esplicativo: «In una Repubblica fondata sul denaro l’Italia di Berlusconi e di una sinistra in riparazione manda ai giovani un pessimo messaggio».
Cinque anni sono pochi, la durata di una mia «legislatura » esistenziale intiera, e invece un semplice bagnetto, una doccia lustrale per la storia. Potrei quindi limitarmi a riproporre quel testo, solo modificato e aggiornato. Era un trattatello sullo stato complessivo della morale individuale e dell’etica collettiva durante «il governo più stabile e duraturo » della storia della Repubblica italiana, con a capo «il miglior presidente da 150 anni» come Berlusconi si sarebbe successivamente autodefinito, con approssimazione presumo per difetto.

Ma questi cinque anni sono anche tanti, tantissimi perché sono stati micidiali per una spinta ulteriore, consequenziale e tremenda del degrado italiano, sufficientemente documentato persino da un’informazione condizionatissima e divisa a metà, in una sorta di maggioritario truffaldino della notizia. O per Berlusconi o contro di lui. Non per caso leggendo quel titolo immagino non possiate fare a meno di evocare il precipizio della spaventosa crescita, sì, ma della corruzione, o le modalità correnti nella quotidianità nostrana, sì, ma della prostituzione in senso stretto e in senso lato. Volessi sorriderne perché, come sostiene il poeta, «l’allegria non è mai stupida» pur in questo contesto di macerie, potrei facilmente sostenere che la realtà, la classe dirigente e una certa parte montante della società italiana mi hanno preso perversamente e inopinatamente alla lettera. Sono un mandante, un «cattivo maestro», un inseminatore d’odio: «Crescete & Prostituitevi» come esortazione da seguire, come linea accettata e accertata di comportamento un po’ dappertutto. La cronaca ne fa fede, e la pioggia di intercettazioni di questi anni picchia sui vetri delle nostre finestre, emotive e razionali. E si vorrebbe quindi murare le finestre e azzerare la pioggia...

Così ho deciso di riprendere sinteticamente il cammino da dove lo avevo lasciato con quel libretto, che tra l’altro ha subìto diverse peripezie censorie cui brevemente magari più avanti accennerò. Vorrei ripercorrere la ricognizione morale ed etica, e quindi sociale, politica ed economica nelle sue varie sfaccettature allo specchio di questi cinque anni. Fino allo stadio istituzionale in cui versiamo grazie ai colpi di mano e di legge del Cavaliere Inarrestabile. Più o meno tema per tema prenderò lo spunto dal pamphlet di allora per considerarne gli sviluppi sempre sul piano che più mi interessa qui, ossia ciò che è accaduto e sta accadendo «dentro di noi», la devastazione della nostra cosiddetta «Costituzione materiale» ben prima di quella formale su cui si regge la Repubblica nata dalla Resistenza e dall’antifascismo: la devastazione del nostro modo di intendere la vita e le sue priorità, la devastazione morale, etica, quindi politica di noi cittadini/elettori.

Una devastazione palese nella palude culturale in cui stiamo affondando ma descritta qui alla luce dei fatti di cui comunque bene o male in questo lustro siete stati messi al corrente: anche se solo parzialmente e quindi mai abbastanza, anche se senza essere minimamente forniti di uno strumento indispensabile: la lettura del mosaico composto dalle varie tessere che invece nessuno giustappone in una visione d’insieme.
Che sarebbe però fondamentale per approfondire i fatti, farsene un’opinione il più possibile completa e corretta, avvicinarli l’uno all’altro perché appunto l’insieme, tessera dopo tessera, acquisti un significato comprensibile e un senso credibile. Senza associazioni di fatti e di idee non si va da nessuna parte, è come un’automobile di cui si conoscano solo il volante, o soltanto la frizione, o il freno, o le marce ecc. Guidereste o viaggereste su un’automobile così?

Quindi sotto con una rapida incursione nell’Italia del 2010, senza inseguire la cronaca ma adoperandola, nella forma spero più accessibile che posso (in un capitolo rabbrividente sull’analfabetismo spiegherò anche perché, tenetelo a mente), nel tentativo di avvicinarmi almeno all’essenziale.

Ecco, credo che questa possa essere una discreta bussola nella nebbia: il bisogno di essenziale, la necessità di farlo come «rimbalzare» dalla realtà impantanata nella palude (oggi aggiornata dalle cronache giudiziarie in «gelatina») di cui ormai parliamo e scriviamo da anni in tanti – ma evidentemente non abbastanza: per limiti di chi lo fa oppure per mancanza di ascolto o di comportamenti consequenziali un po’ di tutti, di chi non lo urla abbastanza chiaro o abbastanza forte, e dei destinatari troppo passivi di queste «grida».

E poi l’indispensabilità urgente di ricominciare a distinguere tra il necessario e il superfluo, l’orizzontale di superficie e il verticale della profondità in noi stessi. E ancora lo stimolo ad andare oltre gli schematismi che ci imprigionano la vita, sempre più rozzi, sempre più imbarbariti in una recessione culturale che forse la storia si incaricherà di evidenziare con un respiro più lungo, oltre il quotidiano derby su Berlusconi, il Cavaliere Inarrestabile (perché improcessabile) che ormai da una generazione ci ammorba l’esistenza che mascheriamo da vita.

Siamo diventati nel frattempo «post-italiani», cioè un qualcosa privo di identità che si stenta a definire. Lo anticipavo con raccapriccio già allora, lo documento oggi quasi da «cronista», inteso più che come giornalista direi come «testimone cronologico», da persona nel tempo «cronista» con lo stesso etimo del «tempo» che è trascorso da allora, cinque anni che ci hanno (definitivamente?) sconvolto.
Almeno, a parere di uno che appunto diacronicamente, «nel tempo», ha figli in senso proprio e ne tiene conto in senso metaforico ragionando sui giovani italiani, per quello che vede ogni giorno, per quello che non vede, per l’impatto che questa realtà (innegabile ma a quel che sembra distante dal sentire comune) di «crescita & prostituzione» ha o non ha su di noi. Tutto ciò nel buio solo apparentemente illuminato del fondo del barile in cui ci troviamo. Barile-Italia acquistato quasi del tutto da Berlusconi, nelle varie forme che analizzo qui e che mi suggeriscono un Dopo di Lui, il diluvio, per un Re Solicello insieme tragico e buffonesco preceduto dal Re Sole e seguito dai Robespierre d’occasione.

Eppure questo «capolinea» al termine di una corsa acefala e distruttiva, con un count down forse alle ultime o penultime battute, può e deve essere anche un segnale di ripartenza.
Cambiando treno, capostazione, amministratore delegato della metafora, ma forse non solo, magari anche alla lettera giacché le Ferrovie marcano vistosamente la «modernità» di un ceto viaggiante ad Alta Velocità e di una massa di pendolari praticamente a piedi. Una nuova classe dirigente sarebbe meglio per tutti. Ma dov’è? Se finisce per «autoconsunzione» quello che è diventato il Cavaliere Inarrestabile, nei due sensi, della giustizia e della dinamica verso il declino a sua volta apparentemente irrefrenabile, che cosa ci aspetta? Rutelli e Montezemolo, due a caso, correi di questo declino? Epperò spiragli di futuro a cercar bene per fortuna se ne intravedono, specie perché sembra impossibile grattare anche generazionalmente la gromma senza fare insieme qualcosa di leggermente più costruttivo.

Questo pamphlet prova a illuminarne qualche barlume cogliendo eventuali segnali di soglia o di vigilia di un cambiamento, come si dice «un po’ per celia un po’ per non morire ». Per mollare definitivamente forse c’è sempre tempo...



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